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Come suona il Salisburghese

Una storia del Festival di Salisburgo

Nelle tiepide giornate estive salisburghesi la città srotola i tappeti rossi e le bandierine colorate di rosso e bianco sventolano su tutti gli autobus cittadini: questo è il segno che è iniziato il Festival, una festa di musica per tutti!

Storia del Festival

Il Festival di Salisburgo nasce nel 1920 dalla mente di Max Reinhardt, attore e regista geniale e innovativo che lavorò in tutta Europa e rivoluzionò il teatro del ‘900, in collaborazione con Hugo von Hofmannsthal poeta e drammaturgo austriaco, che scrisse la pièce Jedermann (Ognuno) e Richard Strauss, versatile compositore bavarese.  Un regista, un drammaturgo e un musicista per un festival che si sarebbe retto su tre colonne  portanti: il teatro, la musica classica e l’opera.

Il dramma di Ognuno

Inizialmente il Festival consisteva solo di un evento teatrale nel centro della città, con una rappresentazione quasi medievale nel sagrato del Duomo, identica a quella che ancora oggi viene rappresentata nella stessa piazza, e fa riflettere il pubblico contemporaneo su temi antichi come i vizi e la morte. Il “Festival” si arricchì di eventi nel corso degli anni, e divenne popolarissimo: si aggiunsero prima i concerti per orchestra e da camera, e poi le opere mozartiane.

Un successo ineguagliabile

Dopo un periodo di crisi negli anni della guerra, con Herbert von Karajan il festival tornò a splendere nel panorama internazionale, e divenne punto d’incontro per direttori d’orchestra, musicisti, registi, attori e cantanti di tutto il mondo.  Karajan contribuì al successo epico del festival anche con la fondazione di altri due appuntamenti nell’anno: il Festival di Pasqua dal 1967, e il Festival di Pentecoste dal 1973, che attirano migliaia di appassionati anche in altri periodi dell’anno.

La recente gestione di Mortier allontanò il festival dall’autocelebrazione e dallo star system tentando di ripercorrere lo spirito innovativo dei fondatori, con successo artistico ma con molte critiche.

Il festival oggi

La gestione attuale vede un festival  di successo  tra i più conosciuti ed amati al mondo, con numerosi artisti italiani come Riccardo Muti , Cecilia Bartoli, Giovanni Antonini, Luca Pisaroni, con le orchestre filarmoniche più famose e  molti eccellenti attori e registi.  In circa 50 giorni di programma intensissimo si tengono quasi 200 manifestazioni tra opere, spettacoli teatrali e concerti in diversi luoghi della città tra teatri o palcoscenici naturali.

La macchina del Festival

Questa densità e ricchezza sono possibili solo grazie alla macchina del festival che lavora tutto l’anno per preparare la manifestazione: dalla ricerca di sponsor, ai costumi alle scene, ai tecnici, ai musicisti, agli attori. Il festival con il suo indotto è uno dei maggiori datori di lavoro della città e – caso fortunato ed esemplare tra le produzioni culturali – viene finanziato dallo stato solo per il 25 % dei suoi costi, che vengono ampiamente ripagati dalle entrate fiscali generate dall’afflusso di visitatori che si stimano nell’ordine dei 250.000 per stagione.

Un tale successo è anche dovuto alla gestione oculata del pubblico, che accede alle manifestazioni con programmi di fidelizzazione attenti alle giovani generazioni e agli appassionati, che possono avvicinarsi alla grande arte a prezzi ridotti, nel pieno rispetto dello spirito dei fondatori: una festa per tutti.

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